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7th August
2010
written by Rodolfo

Dopo le riconferme: di Larry Brown che ha mantenuto la promessa fatta “la prossima stagione se allenerò lo farò solo per Michael Jordan”, di Phil Jackson che ha ottenuto  l’ok dai medici (con non pochi patemi d’animo) per un altra stagione, l’ultima (purtroppo) e di Doc Rivers che ha deciso di rispettare l’ultimo anno del suo contratto con i Celtics prima di “dedicarsi di più alla lua famiglia”, lo scenario dei coach NBA è cambiato non poco soprattutto nella Estern Conference ma facciamo il punto:

Nella Western Conference l’unico cambio si è avuto in quel di Los Angeles sponda Clippers che dopo alcuni colloqui con vari candidati hanno deciso di affidare la squadra a coach Vinny Del Negro. Coach Del Negro ha convinto (anche se con alti e bassi) in questi due anni nella “Windy City” e soprattutto è sembrato l’uomo giusto, dopo il buon lavoro svolto con Rose e Noah, per far ben crescere i giovani del roster Clippers, come la prima scelta assoluta dello scorso anno Blake Griffin, infortuni permettendo, Eric Gordon e l’interessante e divertente scelta di quest’anno Al Farouq. L’ex Benetton potrà lavorare con calma visto le poche aspettative che ci sono sulla franchigia.

Completamente diverso il discorso nella Estern Conference dove ben cinque squadre hanno cambiato il proprio Coach:

-CHICAGO BULLS: Forse la franchigia che attira più curiosità di tutte, visto l’apparente validità del progetto. I Bulls hanno deciso di puntare su Tom Thibodeau, alla sua prima esperienza da capo allenatore ma con tanta esperienza alle spalle e soprattutto l’ottima esperienza ai Celtics dove ha guidato con ottimi risultati la fase difensiva dei biancoverdi. Le aspettative sono alte per una franchigia che vuole tornare nell’elite delle franchige NBA. Se “Double T” riuscisse nell’arduo compito di innestare i suoi schemi difensivi (di Garnett c’è ne uno solo) i bulls sarebbero a buon punto e come dicono negli States con l’attacco si vendono i biglietti ma con la difesa si vincono i titoli.

-New Jersey Nets: situazione completamente diversa rispetto a quella precedentemente descritta. I Nets del neo proprietario russo sono in via di ricostruzione e “l’ingegnere” scelto per portare a termine quest’opera è uno di quelli bravi, Coach Avery Johonson che dopo l’esperienza tanto positiva quanto devastante con i Dallas Mavericks era rimasto fermo per qualche tempo. Ora si ritrova con una squadra giovane, un buon collettivo e un futuro in ascesa. Migliorare i risultati rispetto alla stagione trascorsa sarà facile, ora bisogna vedere fino a che punto coach Johonson saprà guidare la futura squadra di Brooklyn.

-Cleveland Cavs: Dopo l’esonero di Mike Brown (arrivato con una stagione di ritardo) i Cavs hanno scelto, dopo alcuni rifiuti, coach Byron Scott per guidare la squadra. Questi ha  accettato senza riserve, consapevole di poter ritrovarsi tanto con una squadra da titolo tanto con una squadra che dovrà faticare tanto per raggiungere l’ultima posizione utile per raggiungere i Playoff. Dopo i fatti accaduti, “la scelta”, armai nota a tutti, coach Scott si ritrova con la seconda tipologia di squadra descritta e con il fardello di dover colmare un vuoto enorme e appagare la sete di vendetta dei tifosi, a cominciare dall’ owner della franchigia che in preda all’ira ha promesso un titolo ai suoi fan prima che il Larry O’Brien Trophy finisca a South Beach. La squadra non è delle migliori ed è piena di giocattoli che erano stati acquistati dall’ex GM per accontentare il proprio figliolo. Scott ad oggi non può che ripartire da questi nomi: Mo Williams, Ramon Sessions, Antawn Jamison e J.J. Hickson…..Auguri coach Scott!!

-Philadelphia 76ers: Altra squadra che cerca di ripartire dopo una stagione più che fallimentare salvata solo in parte dalla 2# scelta ottenuta al Draft. Per ricominciare e voltare pagina è stato chiamato coach Dug Collins, che ritorna nella franchigia dalla quale fu scelto nel Draft del 73′ e per cui ha giocato tutta la sua breve carriera, solo 8 anni, prima di ritirarsi causa una serie di infortuni. Coach Collins è un uomo molto esperto e rispettato negli ambienti NBA sia da colleghi che da giocatori, ha allenato campioni del calibro di Michael Jordan e Grant Hill rispettivamente a Chicago e Detroit. Dopo diversi anni passati a fare l’analista NBA per la NBC (con un ottimo successo e tanto apprezzameno dal pubblico), dichiarando di “non aver mai smesso di ragionare da coach, e ogni sera ad ogni partita con il suo lavoro televisivo allenava una squadra diversa a suo modo”. Ora è pronto a ricominciare una nuova avventura e vedremo se sarà l’uomo giusto che saprà tirar fuori il megllio dai suoi giocatori.

Atlanta Hawks: Dopo aver blindato Joe Johnson, gli Hawks hanno licenziato un mai troppo amato coach Woodson, che aveva trasformato i suoi da squdra cuscinetto a terza forza della Estern Conference ma che ai Playoff non è mai riuscito a far fare quello step uo au suoi giocatori. Gli Hawks per sostituire Woodson hanno pensato di promuovore il vice-allenatore Larry Drew al suo primo incarico da capo-allenatore. Dopo tanti anni di gavetta ai Lakers, Wizards, Pistons e Nets si ritrova ad affrontare una sfida non semplice perchè, a differenza degli altri suoi colleghi sopracitati, non eredita una squadra in ricostruzione ma un team che ha già dimostrato il suo potenziale con coach Woodson. Coach Drew dovrà dimostrare di essere altrettanto bravo in regular season e saper dare quel qualcosa in più ai playoff. Sarà un compito duro soprattutto conoscendo la dirigenza vulcanica della citta della Coca-Cola, non mi sorprenderebbe vederlo con le valige pronte già a Natale se le cose non dovessero andare bene.

Rimanendo in tema di coach che potrebbero dover preparare le valige a stagione in corso possiamo fare tre nomi:

-Jay Triano: che insieme ai Toronto Raptors dovranno affrontare una stagione non facile, piena di incognite e già nella passata stagione coach Triano non è mai riuscito a dare un’impostazione precisa e chiara ad un sistema di gioco che faceva acqua da tutte le parti; poca difesa, un’attacco poco fluido e non ha mai valorizzato i suoi uomini migliori.

-KURT RAMBIS: che viene da una stagione pessima, ma ha come alibi il fatto di utilizzare un sistema di gioco non facile da apprendere, la “Triangle Offense” (Triangolo tanto caro al suo maestro Phil Jackson). Tale alibi non reggerebbe anche quest’anno e i giocatori che ha a disposizione non sono proprio nati per giocare tale sistema, ergo o si cambia sistema o si cambia allenatore.

Nate McMillian: in queste ultime stagioni ha conseguito ottimi risultati ma ora la dirigenza, con cui non vive un rapporto di grande amore, si aspetta quel qualcosa in più che porti la squadra a lottare almeno per una di conference, sopratutto se gli infortuni lacieranno in pace la squadra dell’Oregon.

Una categoria a parte invece è costituita da due allenatori che allenano la propria franchigia da due anni con risultati non ottimi, ma con l’attenuante dell’estate 2010. Parlo di Mike D’Antoni e Erik Spoelstra, quest’ultimo si ritrova oggi a guidare, sulla carta, la squadra più forte della Estern Conference se non dell’intera Lega (Lakers permettendo) e con un solo obbiettivo possibile, “Il Titolo”, tutto il resto sarebbe un fallimento. Per tale ragione se coach Spoelstra dovesse arrancare in regular season, potrebbe essere inghiottito dalla pesante ombra di Pat Riley ad oggi dietro la scrivania, ma che potrebbe sedersi sil pino di Miami per guidare la squadra, come avvenne già nel 2006, declassando Spoelstra a vice. Discorso diverso vele per D’antoni; l’estate 2010 è arrivata qualcosa è stato fatto (non voglio qui addentrarmi a parlare delle delusioni di mercato) non tutto ma ora è giunto il momento che “Coach Baffo” dimostri qualcosa al pubblico più esigente d’America, quantomeno speriamo torni a farci divertire con il suo gioco spumeggiante, certo nessuno a N.Y. si aspetta il titolo ma difficilmente la scamperebbe se dovesse ripetere una stagione come  le due appena trascorse.

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24th July
2010
written by Rodolfo

Questa off-season verrà ricordata negli annali come l’estate in cui Pat Riley è  riuscito a vestire con la stessa maglia Wade, Bosh e LeBron James, oscurando il  lavoro degli altri GM, ma Mitch Kupchak GM dei Lakers nella stessa estate forse è riuscito a fare qualcosa di più difficile. Migliorare una squadra già completa come i Lakers!!

In questa estate ricca di free agent i Lakers, una delle squadre con il monte stipendi più alto della lega, sembravano destinati a far da comparsa e a sostituire soltanto qualche pezzo di una macchina già ben oliata. Ed invece in queste operazioni di mercato i LosAngelini sono riusciti a rafforzarsi, se possibile, più dell’anno precedente.

Ma facciamo il punto, i Lakers avevano questi giocatori in scadenza di contratto e quindi Free Agent:

Jordan Farmar  (mai amato da Jackson perché non proprio adatto al suo gioco e già accasatosi dal Russo di New Jersey); D.J. Mbenga; Adam Morrison; Josh Powell;  Shannon Brown (ancora in trattative con la società per un ormai difficile rinnovo); e Derek Fischer.

L’unico contratto che interessava rinnovare alla società era quello del veterano, del fedele scudiero di cavalier Kobe, del capitano morale della squadra Derek Fisher che ha rinunciato alle sirene di altri lidi, South Beach, per continuare a giocare con i colori gialloviola ormai entratigli nel sangue.

Ma i Lakers nell’attesa della decisione presa da Fish si erano già tutelati rivolgendosi al mercato dei free agent e pescando quanto di meglio ci fosse per il loro sistema di gioco Steve Blake ottima PM dal buon quoziente cestistico cosa indispensabile per la Triangle Offense. Blake, che ha giocato l’ultimo mezzo anno nell’altra squadra di L.A. coinvolto in una trade che da Portland l’ha portato ai Clippers, è stato messo sotto contratto per 4 anni e sarà il Play di riserva dei Lakers ma con l’età che avanza di Fish giocherà molti minuti soprattutto in regular season.

Altro tassello incastonato nel mosaico Lakers è stato l’acquisto di un’altro ambito free agent Matt Barnes, arcigno difensore pronto a partire dalla panchina che può coprire più ruoli. Barnes, giunto al suo 7 anno nella lega ha giocato egregiamente nelle ultime stagioni e soprattutto nell’ultima si è messo in mostra con i Magic per le sue doti di ottimo difensore, chiedere a Bryant per maggiori informazioni, i due avevano avuto qualche screzio (vedi il video sotto), per usare un eufemismo, nell’ultimo incontro e pare che però sia stato proprio Kobe a convincere il giocatore a firmare per i Laker, ormai sembra di moda se litighi con Kobe poi ci giochi insieme l’anno successivo cosa accaduta prima con Artest e ora con Barnes!!

Infine i Lakers hanno acquisito i servigi del veterano Theo Ratliff 37 anni ma con ancora una buona presenza difensiva in pitturato che verrà utilizzato solo in caso di assenza di uno dei tre lunghi gialloviola Gasol, Bynum, Odom.

Ma la mossa di mercato più importante dei Los Angeles Lakers è stata quella di riuscire ad ottenere che “Mr ThreePeat” Coach Phil Jackson possa allenare per un’altra, la sua ultima(speriamo menti), stagione.

L’estate ancora deve concludersi, la off-season ha forse già sparato i sui colpi migliori, il mercato resterà aperto ancora a lungo e tutti, chi più chi meno, stanno lavorando per un solo obbiettivo il Titolo NBA ma ad oggi chiunque voglia cercare di raggiungere tale obbiettivo dovrà vedersela con i lanciatissimi campioni in carica che con i loro movimenti di mercato sembrano essere sempre più una squadra da Three-Peat!!!

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9th July
2010
written by Rodolfo

Si l’NBA ricomincia da tre, stanotte la tanto attesa decisione è stata presa spiazzando tutti anche il sottoscritto troppo attaccato al romanticismo di questo sport per accettare con un sorriso tale decisione, nella notte  ho sentito un tonfo al cuore!! Ma non perché sia tifoso dei Cleveland Cavaliers, anzi da oggi probabilmente tiferò per loro, e non perché avrei preferito vederlo con la maglia dei Knicks o dei Bulls. Il mio cuore ha fatto boom per i 10 anni di sfide NBA che ci ha privato tale decisione, io voglio lo spettacolo ma non come lo intende il Real Madrid, mi sono innamorato di questo sport e di questa lega per i suoi principi per le sue regole, tutti possono ambire al titolo e tutte le franchigie avranno il loro giocatore simbolo la stella che porterà i suoi compagni sulle spalle nei momenti di difficoltà e li porterà a traguardi insperati. Io già pregustavo le sfide in finale di conference tra Wade e “l’altro” già immaginavo l’avvicendarsi all’anello (Kobe permettendo) tra un campione e “l’altro” e ora tutti i miei sogni, ma come me quelli di molti altri sono svaniti, perché 3 dei primi 5 giocatori della lega sono finiti in una sola squadra, e non è la stessa cosa di quando avvenne per i Boston Celtics li era diverso KG aveva già provato di tutto con i suoi T-Wolv che lo ringrazieranno a vita e non si sognerebbero mai di bruciare una sua maglietta e Ray Allen era quasi nella stessa situazione con una squadra pronta allo smantellamento, gli ex SuperSonics.

Immagino l’espressione di Pat Riley ,quando facendo i calcoli si è accorto di poter firmare questi tre giocatori, più o meno avrà fatto così:

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Ora non volendo dilungarmi troppo su tutte le motivazioni di perché questa scelta è stata la più infelice, almeno per me (ma vedo che molti dei miei colleghi sportivi sono con me) ,per le più svariate ragioni voglio solo riportare una frase che mi ha colpito e che ho letto sul sito dei Bulls:

“What would Michael do? Not This!!” Cosa avrebbe fatto Michael? Non Questo!

E allora da oggi basta con i paragoni inutili!! Anche se riuscisse a giocare in basket migliore al mondo mai visto prima nella storia e a vincere più titoli di tutti, non riuscirò mai più a riconoscergli i propri meriti perché come qualcuno ha già scritto e che ho molto apprezzato:

“Se sei o ti senti il numero uno, allora sfidi in numero due, tre e quattro ma non ti ci allei per paura di non vincere”

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7th July
2010
written by Rodolfo

LeBron ha deciso che annuncerà la sua scelta in diretta nazionale (Mondiale) su ESPN alle 21:00 di Giovedi 8 Luglio dopo quindi che sarà stato reso noto anche il nuovo Salary  Cap per le 30 franchige NBA e quindi i contratti finora presi solo a parola potranno essere firmati e tra questi ci sarà il nuovo contratto di LeBron James….

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6th July
2010
written by Rodolfo

Con questo gioco di parole Stat “Standing to All” In Piedi Tutti i NewYork Knicks hanno presentato Amar’e Stoudemire, primo vero splash di questa estate che tardava a decollare. Amar’e è il primo free agente di rilievo a cambiare maglia e secondo fonti non ancora ufficiali avrebbe firmato un quinquennale da 99,7 ML di dollari. D’Antoni ritrova quel giocatore che già a Phoenix gli fece fare il salto di qualità, portando la franchigia dell’Arizona da un record di sole 29 vittorie a 62 la stagione con lui protagonista e una Finale di Conference. Tutti sanno delle frizioni avute tra Coach D’Antoni e Stoudemire ma oggi sembra tutto acqua passata. Coach “Baffo” sa che per il suo sistema non esiste un lungo più adatto di Amar’e, forse il miglio lungo NBA per ricezione di palla in corsa e penetrazione, (ma sa anche che per il suo sistema non troverà un Nash tutti i giorni) sembra la scelta giusta per N.Y. ma già in altre occasioni abbiamo visto tante scelte giuste andare a rotoli. Ora bisogna vedere e attendere che effetto avrà questo primo movimento di mercato sul resto dei free agent, potrebbe essere stata la mossa vincente per i Knicks per convincere qualche altra stella a sposare il progetto   ”The Knicks Back”.

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23rd June
2010
written by Rodolfo

Non ci sono parole per descrivere Federico Buffa ne son già state spese troppe, posso dire solo una cosa, per tutte le cose che sa e che ha fatto quest’uomo dovrebbe avere 150 anni, la sua rubrica telefonica si compone di nomi del calibro di Steve Nash, R.C. Buford, le Rodman Sisters e altri ancora per questo lo accosto al mitico Gianni Minà stiamo parlando di alto giornalismo. Signori ecco a voi Buffa il cantastorie dell’NBA il miglior allievo di quel monumento alla cultura che era Aldo Giordani.

Pubblico questi video solo per assicurarmi che non vi perdiate le perle di saggezza di quest’uomo in occasione della ripresentazione di quello splendido “non libro” Black Jesus is back!! buona visione

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23rd June
2010
written by Rodolfo

A pochi giorni dal draft alcune squadre NBA cominciano a effettuare i primi movimenti. I primi a smuovere le acque sono stati i Sacramento Kings che aggiungono al loro roster il centro Haitiano Samuel Dalembert che andrà a formare insieme al giovane e promettente Thompson e al tenace Carl Landry un ottimo reparto lunghi, mandando il quel di Philadelphia Andres Nocioni e Spencer Hawes, con la partenza dell’esperta ala piccola argentina i Kings liberano minuti importanti per il sorprendente Ormi Casspi. I Sixers aggiungono 2 buoni giocatori al loro roster, Nocioni che aumenterà la loro pericolosità dall’arco e Hawes nella speranza di affiancare ad Elton Brand un giocatore che ne esalti le sue caratteristiche.

Anche i Milwuakee Bukcs hanno deciso di muoversi sul mercato dopo aver saputo che John Salmons, a differenza di Micheal Redd, non eserciterà la propria opzione e quindi uscirà dal suo contratto per sondare il mercato dei free agent dopo un promettente finale di regular season e dei buoni playoff. I Bucks hanno così deciso di accollarsi il contratto e i servizi di un buon giocatore come Corey Maggette 30ML per i prossimi 3 anni, ai Warriors finiscono Charlie Bell e Dan Gadzuric per un totale di 15ML di contratto per i prossimi 2 anni quindi uno scambio effettuato principalmente per alleggerire il monte salari.

In tema di fantamercato poi oltre alle solite voci sui numerosi free agent, ha cominciato a circolare un rumors che coinvolge Chris Paul, gli Hornets e gli Orlando Magic. Questi ultimi dopo esser rimasti delusi dalle prestazioni di Vince Carter ai Play Off avrebbero pensato di inserirlo in una possibile trade che lo vedrebbe partire per New Orleans insieme al play Jameer Nelson in cambio della stella degli Hornets e di James Posey. Queste voci sono alimentate anche dal difficile momento societario che gli Hornets stanno vivendo e alla possibilità di cedere due dei contratti più costosi della squadra. In più gli Hornets sono convinti che la giovane PG Darren Collins che ha già sostituito Paul in questa stagione con ottimi risultati possa esser pronto per guidare la squadra con buoni risultati ma sopratutto con costi molto minori. Questo è uno dei motivi per cui non solo i Magic si sono seduti al tavolo delle trattative ma anche altre franchige sono pronte a fare le loro offerte per ottenere il play più forte dell’NBA, ma questo come detto è fanta NBA per ora…

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18th June
2010
written by Rodolfo

Così possiamo sintetizzare una gara 7 al cardiopalma vincono i Lakers non perdono i Boston Celtics. E’ stata una vera gara 7 senza domani, sporca senza schemi a tratti brutta ma alla fine vince chi in campo a messo un canestro più dell’altra. Tutte e due le squadre hanno dato tutto quello che avevano ma alla fine il Larry O’Brien Trophy e’ uno solo e i Lakers l’hanno portato a casa con il cuore, come quello di Kobe che forse batteva troppo all’inizio ed e’ stato messo sotto controllo solo nel momento chiave, come quello di Fisher troppo grande addirittura per entrare nello Staples Center, come quello di Ron Ron MVP della gara dove ha alternato mosse di sumo a perle di Jordaniana memoria, era l’unico della banda gialloviola con le dita sprovviste di anello era… appunto!! Uno invece che di dita ne dovrebbe chiedere in prestito e’ il plasmatore di questo gruppo Coach Phil Jackson riduttivo chiamarlo coach più appropriato chiamarlo maestro perché di cose da insegnare ne ha ancora molte e speriamo non decida di smettere adesso. Ha trasformato Gasol da crema catalana o gasoft in una Sagrada Familia davanti al canestro personalmente   co-mvp delle finals insieme a Kobe che come detto non avrà giocato la migliore gara della sua vita ma poi guardi i numeri e dici “cavolo quando le ha fatte tutte queste cose”. Questa volta il mamba si e’ dovuto fidare per forza dei propri compagni e il gruppo, i singoli uomini, la squadra ha risposto presente anche quando il parquet sotto i piedi ha cominciato a scricchiolare. Questo scricchiolio e questo kobe sono il merito di un avversario mai domo, battuto ma mai abbattuto i celtics sono vincenti dentro e chiunque indossi quella maglia sa cosa vuol dire e cosa ci si aspetta da loro, onore agli sconfitti.
Si chiude qui la corsa intrapesa 9 mesi fa’ ora si apre un altra finestra sull’nba che esula dai 28 metri di gioco, quel rettangolo che ci ha regalato l’ennesima nottata, l’ennesima emozione, l’ennesima… non ho più aggettivi questo sport non ne avrà mai abbastanza grazie a tutti di aver partecipato a questa grande festa e mi scuso se ho scritto castronerie sbagliando qualche nome o dicitura ma chiudo quest’articolo alle 7 del mattino scritto dal mio telefonino mentre ho ancora in corpo le emozioni della notte e tante ore di sonno arretrate ma cosa non si farebbe per questo gioco I LOVE THIS GAME notte

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17th June
2010
written by Rodolfo
Nel lontano 1969 Jerry West fu bruciato in gara 7 sul parquet di casa da un tiro di Don Nelson (quel Don!!) che solo i dei del basket fecero entrare dentro, la maledizione che già li accompagnava da anni, anche nel 66 persero i Lakers in 7 gare contro Boston, si ripeté nel 1984 dove Magic vide il titolo scivolargli dalle dita in gara 7 contro in suo nemico amico Larry Bird, solo l’anno seguente i Lakers ruppero la maledizione ma non in una gara 7.
Insomma signori la storia dice che Boston ha strappato il cuore dal petto dei Lakers già tante volte in più Phil Jackson non ha mai vinto un titolo (dei suoi 10 da allenatore) contro Boston, questi sono i numeri questa è la storia ma un signore in maglia 24 vuole cambiare questa storia e riuscire dove altri Lakers come Jerry West “Mr Logo” e Earvin “Magic” Johnson hanno fallito così entrando di diritto (come se non lo fosse già) nella storia dei Lakers e della lega NBA ma Tom Thibodeau sta cercando un antidoto al veleno del Black Mamba, ci sarà riuscito in meno di 48 ore….
Signori il domani non esiste è gara 7 delle Finals liberi tutti si gioca good game, good luck, good Finals
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15th May
2010
written by Rodolfo

“So che tutti voi volete vincere questa partita da soli ma per vincerla dobbiamo farlo tutti insieme” E’ questo il motto che Doc Rivers ripeteva ai suoi ad ogni Time-Out, quasi a voler dire “noi non siamo come loro, noi giochiamo di squadra”. E sembra aver funzionato, infatti non a caso i Celtics hanno giocato il loro miglior basket proprio quando i “big three” hanno cominciato ad avere una equa-distribuizioni di punti, ma ormai per stessa ammissione di Kevin Garnett oggi quando si parla di Celtics bisogna parlare di “Fab Four” perché se Boston ha superato lo scoglio LeBron lo si deve anche e soprattutto  a Rajon Rondo. KG ai microfoni di espn ha ammesso che in questa serie si sono affidati al loro playmaker e alle sue scelte, sempre ottime, oltre alla sua Chamberlanesca, scusatemi il termine, prestazione in gara 4 e ai 19 assist in gara 2. La difesa dei Celtics è stata davvero asfissiante al punto da far mettere in discussioni le capacità di LeBron James e il successo più grande dei Celtics è stato quello di entrare sottopelle alla squadra di Coach Brown uno dei maggiori responsabili di questa disfatta. Non è mai stato in grado di trovare contromisure adeguate e cambiare stile di gioco, nonostante sia stato allievo di Popovich uno dei migliori allenatori, se non il migliore, nel fare gli aggiustamenti giusti all’interno di una serie. Premettendo che con il senno di poi siamo tutti più bravi, l’errore più grande commesso da coach Brown e dal GM Danny Ferry è stato quello di non imparare dagli errori della scorsa stagione, hanno pensato solo ad affiancare altri giocatori a LeBron senza apportare miglioramenti allo stile di gioco dei Cavaliers troppo improntato su LeBron e troppo impreparato ad affrontare il clima Playoff. Si coach Brown ha dimostrato di non saper preparare la squadra alla Post-Season “accontentandosi” di quelle 61 vittorie di regular season che sono un record strabiliante ma non sono state sufficienti a far capire alla squadra che ai Playoff bisogna fare quello “step up” quel passo avanti in più che ti permette di essere una squadra da titolo. Questo passo lo hanno fatto sicuramente i Boston Celtics e non solo i protagonisti ma anche la panchina con un Tony Allen in versione Ron Artest e un agilissimo Glan Davis altro che “Big Baby”. Doc Rivers è stato al centro di tante discussioni durante quest’anno ma ha dimostrato di riuscire ancora a fare bene il suo lavoro, la chimica di squadra che i Celtics non riuscivano a trovare in regular season è stata raggiunta in questi playoff con una rotazione molto più corta, 8 massimo 9 uomini sono scesi in campo in questa serie, e in più l’anima difensiva della squadra sembra essere tornata quella della stagione dell’anello. Ora Mr  Thibodeau, allenatore della difesa dei Celtics, dovrà affrontare un  rebus che ancora nessuno è riuscito a risolvere, cercare di fermare l’attacco degli Orlando Magic squadra ben più organizzata di quella dell’Ohio. I Celtics cercheranno di sicuro in tutti i modi di mettere qualche sassolino nell’ingranaggio di Van Gundy che in questo momento però sembra troppo più forte di quello dei Celtics. Ciò che aspetta Rivers e i Celtics è un compito arduo ma sempre meglio rispetto all’estate che sta per affrontare Cleveland che si può racchiudere in una mitica frase “Se LeBron va via tutti giù nel lago”!!.

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